Storia

 
 
  Il legame che si è venuto a creare, nel corso della storia, tra il Corteo, Corporale e simbologia eucaristica è ormai imprescindibile.

Trascorsi da oltre mille anni i fasti della civiltà etrusca, epoca in cui Volsinii-Orvieto fu splendida e dinamica, è nella seconda metà del ‘300 che la città rivive un periodo di potenza vitale. Grazie al potentissimo comune medievale, città stato, Orvieto estendeva il suo dominio su un vasto e ricco territorio che andava da Orbetello (GR) alle sponde del Lago di Bolsena e, nell’entroterra, fino al monte Amiata (SI).
Il periodo coincide con la diffusione e stabilizzazione del culto connesso al miracolo di Bolsena (1263) e la Bolla Transiturus promulgata da Urbano IV che istituiva la solenne festività del Corpus Domini.
 

La Storia del Corteo

 
 
  Nel 1337, apice della potenza di Ermanno Monaldeschi, suo fratello Beltramo dell'ordine dei Predicatori, Vescovo di Orvieto, faceva realizzare dall'orafo Ugolino di Vieri il Reliquiario del Corporale in oro, argento e smalti; dove in otto scene si racconta la storia del Miracolo di Bolsena. Nel 1338 il Reliquiario fu per la prima volta portato in processione il giorno del Corpus Domini. È questa la prima processione ufficiale di cui si ha notizia e che si snodò lungo le stesse vie che attualmente vengono percorse.
Ma è solo nel 1951 che, sulla base della documentata presenza di dodici uomini armati, con funzione di scorta alla reliquia, si decise di inserire l'elemento della processione religiosa in una cornice storica che riproponesse le antiche glorie civili e militari del comune medievale.

Una delle idee più significative fu quella di riconferire importanza alla ricorrenza del miracolo mediante la rappresentazione teatrale ad argomento sacro. Dal 1947 al 1951 infatti, l'Istituto del dramma sacro di Roma, diretto dai fratelli Tamberlani, realizza nel piazzale del Duomo drammi religiosi, convocando ad Orvieto artisti di fama. La rievocazione si concluse con una rievocazione dei momenti salienti del "miracolo”: la celebrazione della messa nella cripta di Santa Cristina in Bolsena.
In questo arco di tempo l'istituto del dramma sacro istituisce nella città della rupe una "Sede Stabile”, con l'intento di fondarvi una scuola di recitazione. Nel 1951, sul sagrato del Duomo venne rappresentato "Il gran teatro del mondo” di Calderòn de la Barca a cui fece seguito, il 1° luglio, una rievocazione del "Miracolo del Corporale”. La rappresentazione, nella sua esecuzione, fu preceduta da un Corteo Storico, ricostruito fedelmente sulla scorta di documenti dell'epoca in cui avvenne il Miracolo.
Purtroppo però, gravi difficoltà economiche decretarono, in quello stesso anno, la fine dell'iniziativa.
La delusione e il rammarico per la cancellazione delle prospettive di un investimento storico-culturale della città vennero raccolte dalla signora Lea Pacini il cui intervento risultò determinante per l'inizio della vicenda del Corteo Storico.
In un pomeriggio di Giugno del 1951, alla vigilia della Solennità del Corporale, la signora Pacini venne chiamata al telefono dall'allora vescovo, mons. Francesco Pieri il quale le chiedeva di "inventarsi” qualcosa per rendere più attraente la processione. La signora Pacini, presi i contatti con la sede fiorentina del "Maggio Musicale Fiorentino”, ebbe in prestito alcuni costumi per vestire un piccolo gruppo di figuranti che accompagnasse in abiti storici la processione.
È in questo contesto che si risvegliò una Orvieto sopita e impigrita.

Molti orvietani ricordano ancora con vivezza di particolari i primi passi del corteo e l'intensa e palpitante attesa con cui si aspettava la sortita del Corteo e l'aggiunta di nuovi costumi e nuovi figuranti, in un fascino e in una passionalità che si rinnova ogni anno…