Nel 1337, apice della potenza di Ermanno Monaldeschi, suo fratello Beltramo dell’ordine dei Predicatori, Vescovo di Orvieto, faceva realizzare dall’orafo Ugolino di Vieri il Reliquiario del Corporale in oro, argento e smalti; dove in otto scene si racconta la storia del Miracolo di Bolsena. Nel 1338 il Reliquiario fu per la prima volta portato in processione il giorno del Corpus Domini. È questa la prima processione ufficiale di cui si ha notizia e che si snodò lungo le stesse vie che attualmente vengono percorse.

Ma è solo nel 1951 che, sulla base della documentata presenza di dodici uomini armati, con funzione di scorta alla reliquia, si decise di inserire l’elemento della processione religiosa in una cornice storica che riproponesse le antiche glorie civili e militari del comune medievale.

ORVIETO Corteo storico del Corpus Domini 1Una delle idee più significative fu quella di conferire di nuovo importanza alla ricorrenza del miracolo mediante la rappresentazione teatrale ad argomento sacro. Dal 1947 al 1951 infatti, l’Istituto del dramma sacro di Roma, diretto dai fratelli Tamberlani, realizza nel piazzale del Duomo drammi religiosi, convocando ad Orvieto artisti di fama. La rievocazione si concluse con una rievocazione dei momenti salienti del “miracolo”: la celebrazione della messa nella cripta di Santa Cristina in Bolsena. In questo arco di tempo l’istituto del dramma sacro istituisce nella città della rupe una “Sede Stabile”, con l’intento di fondarvi una scuola di recitazione. Nel 1951, sul sagrato del Duomo venne rappresentato “Il gran teatro del mondo” di Calderòn de la Barca a cui fece seguito, il 1° luglio, una rievocazione del “Miracolo del Corporale”. La rappresentazione, nella sua esecuzione, fu preceduta da un Corteo Storico, ricostruito fedelmente sulla scorta di documenti dell’epoca in cui avvenne il Miracolo. Purtroppo però, gravi difficoltà economiche decretarono, in quello stesso anno, la fine dell’iniziativa. La delusione e il rammarico per la cancellazione delle prospettive di un investimento storico-culturale della città vennero raccolte dalla signora Lea Pacini il cui intervento risultò determinante per l’inizio della vicenda del Corteo Storico. In un pomeriggio di Giugno del 1951, alla vigilia della Solennità del Corporale, la signora Pacini venne chiamata al telefono dall’allora vescovo, mons. Francesco Pieri il quale le chiedeva di “inventarsi” qualcosa per rendere più attraente la processione. La signora Pacini, presi i contatti con la sede fiorentina del “Maggio Musicale Fiorentino”, ebbe in prestito alcuni costumi per vestire un piccolo gruppo di figuranti che accompagnasse in abiti storici la processione. È in questo contesto che si risvegliò una Orvieto sopita e impigrita.

Molti orvietani ricordano ancora con vivezza di particolari i primi passi del corteo e l’intensa e palpitante attesa con cui si aspettava la sortita del Corteo e l’aggiunta di nuovi costumi e nuovi figuranti, in un fascino e in una passionalità che si rinnova ogni anno…

L’ideatrice

Lea PaciniIl Corteo Storico della città di Orvieto, è uno dei più alti e mirabili esempi di artigianato artistico e costituisce la più grande e bella eredità di una donna, di un’imprenditrice, dalla sensibilità artistica unica e dalla tenacia ineguagliabile: la signora Lea Pacini nella quale si sono fusi l’amore per il passato e quello per la tradizione.
Tutti gli orvietani le sono debitori: lei fu l’ideatrice, la creatrice e la direttrice fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 1992. Nell’arco degli anni Lea Pacini superò, con la sua caparbietà, tutte le difficoltà sia di carattere economico che organizzativo; amò il Corteo come un “figlio”, e si conquistò la fiducia e il rispetto dei suoi “ragazzi”, come Lei stessa chiamava affettuosamente tutti coloro che, anche se lontani, ogni anno tornavano a Orvieto in occasione della sfilata. I primi anni non furono certo facili, la stessa Pacini affermò come:
“la fatica più grossa, inimmaginabile fu quella di reclutare figuranti.(…) nemmeno i contadini volevano indossare i costumi; non erano abituati; non si fidavano; gli sembrava di andare a fare i buffoni”

È grazie a questa donna che Orvieto ha ora con sé un patrimonio regalo degli ultimi maestri artigiani. La sapienza e la non riproducibilità di un’arte secolare è riconoscibile nei costumi, mantelli, elmi, corazze, alabarde, stendardi e bandiere che sfilano ogni anno per le vie della città. Ciascun pezzo è realizzato su disegno originario.
935273_451877268235400_368099458_n (1)È grazie alla burbera e affettuosa cocciutaggine della Pacini che il Corteo è diventato per Orvieto un appuntamento irrinunciabile, a cui non mancare, e di cui parlare con orgoglio con i “forestieri”. Questo orgoglio parte da lei: sin dal mese di aprile la signora Pacini radunava nei saloni del Palazzo del Capitano del Popolo i figuranti, raccontava fatti e avvenimenti di storia cittadina, descriveva vicende e conflitti trecenteschi fra le famiglie orvietane, faceva ripetere loro stralci di discorsi, gestualità e modi di incedere… c’era la volontà di fondere un gruppo.
E ce l’ha fatta!! Con il corteo la Sig.ra Pacini è riuscita, seppur nella breve durata di un mattino, a far rivivere alla città il suo antico potere di Libero Comune dove territorialità e religiosità si fondono in un unico “gioco della storia”.

Associazione “Lea Pacini”

La costituzione dell’Associazione per la gestione del Corteo Storico e il suo riconoscimento ufficiale, avvenuto il 9 febbraio 1991, segna la nascita di una realtà che ha per scopo la gestione del Corteo della città secondo la tradizione che si intende crescere e soprattutto salvaguardare con il concorso di tutti.